domenica 27 marzo 2016

Tour of my BRAIN / Tour del mio CERVELLO

TOUR OF MY BRAIN

The mind is a fascinating and mysterious place and I believe it is interesting to visit, especially if it is someone else’s inscrutable and closed off to everybody mind. Have you ever wondered what crosses my mind? There’s no better guide than me to walk you through the maze and show you some passageways!

At the entrance of the frontal lobe you can find, next to the fantasy fissure, the creativity area: beware not to trip over scattered ideas, some of which half-made real and then abandoned in the oblivion: short stories and never written songs, works of art, novels and very complicated choreography (who knows, maybe even an Oscar worthy movie). This area presents a variable size intersection with the laziness gyrus. When this path activates there’s no way to complete any task, even staring at the ceiling in silence for hours seems more interesting than any hard physical and/or mental activity! Connected by the cortico-chaos pathway, you can find the mess nucleus, in which is easy to get lost and dangerously stuck between piles of paper, out of place clothes and useless unidentified objects that go back at least four or five years.

At the opposite end of the brain you can find the occipital lobe, littered with dark cells connected between them so that they turn on the deepest fears: clowns and childhood monsters, the frightful judgment and a pinch of solitude appear here in a terrifying mix! These cells send collateral extensions to the regret center, where second thoughts and good resolutions are collected over the years. Going deeply, you can find the pleasure insular cortex in contact with the two parietal lobes, it is always crowded and rich in food (sushi is an indispensable element), music, TV series, journeys, friends and a lot of internet. Before leaving the parietal lobes you can step by the social life area, where you can find: shyness, awkward silences and embarrassing myself, also some rare first good impressions.

Let’s close out the tour by taking a look at the temporal lobes, where there is room for ambitions for the future, which cause occasional daydreaming and building mental castles of stratospheric proportions. Here you can also find the little, but annoyingly efficient, distraction and illusions center, that can become hyperactive when stimulated by prolonged study and boredom. Finally, the logic gyrus extends for a bigger area, performing understanding of various topics, analysis of text meaning and, at the expense of others, correcting the mistakes it senses.

Bearing in mind that the complexity of the neuronal system allows the simultaneous activation of almost all of these functions, try to imagine the chaos that crosses my mind every day, without getting a headache! Waiting for a technological invention that allows me to read minds, I’ll go back to activate my imagination.

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TOUR DEL MIO CERVELLO

La mente è un luogo affascinante e misterioso e credo sia interessante da visitare, soprattutto se si tratta di quella imperscrutabile e inaccessibile di un’altra persona. Vi siete mai chiesti cosa passa per la mia testa? Non c’è guida migliore di me per accompagnarvi lungo il labirinto e mostrarvi qualche passaggio segreto!

All’ingresso del lobo frontale trovate, vicino alla scissura della fantasia, l’area della creatività: fate attenzione a non inciampare tra le idee sparse, alcune delle quali realizzate a metà e poi abbandonate nel dimenticatoio: racconti e canzoni mai scritte, opere d’arte, romanzi e coreografie complicatissime (chissà, magari perfino un film da premio Oscar). Quest’area presenta un’intersezione di grandezza variabile con la circonvoluzione della pigrizia. Quando si attiva questa via non c’è verso di concludere qualunque compito, anche fissare il soffitto in silenzio per ore sembra più interessante di qualsiasi faticosa attività fisica e/o mentale! Connesso dal fascio cortico-caos, trovate il nucleo del disordine, all’interno del quale è facile perdersi e rimanere pericolosamente incastrati tra pile di fogli, vestiti fuori posto e inutili oggetti non ben definiti che risalgono ad almeno quattro o cinque anni fa.

All’estremo opposto del cervello trovate il lobo occipitale, disseminato di cellule di colore scuro connesse tra loro in modo da attivare le paure più profonde: qui appaiono clown e mostri dall’infanzia, lo spaventoso giudizio degli altri e un pizzico di solitudine in un mix terrorizzante! Queste cellule mandano prolungamenti collaterali ai centri del rimpianto e del rimorso, dove pentimenti e buoni propositi vengono collezionati da anni. Andando in profondità, potete trovare l’insula del piacere a contatto con i due lobi parietali, è sempre affollata e ricca di cibo (il sushi è un elemento irrinunciabile), musica, serie TV, viaggi, amici e parecchio internet. Prima di lasciare i lobi parietali potete passare dall’area della vita sociale, dove trovate: timidezza, silenzi imbarazzanti con tanto di figuracce e raramente anche qualche buona prima impressione.

Concludiamo il tour con un’occhiata ai lobi temporali, dove trovano spazio le ambizioni per il futuro, che causano occasionali sogni ad occhi aperti e la costruzione di castelli mentali di dimensioni stratosferiche. Qui si trova anche il piccolo, ma fastidiosamente efficiente, nucleo della distrazione e delle illusioni, che può andare incontro a iperattivazione da stimolazioni di studio e noia prolungati. Per un’area maggiore si estende infine la circonvoluzione della logica, addetta alla comprensione di svariati argomenti, l’analisi del significato di numerosi testi e, a scapito degli altri, la correzione degli errori che percepisce.

Tenendo presente che la complessità del sistema neuronale permette l’attivazione contemporanea di quasi tutte queste funzioni, provate a immaginare il caos che mi attraversa ogni giorno, senza farvi venire il mal di testa! In attesa di una nuova invenzione tecnologica che mi permetta di leggere la mente degli altri, torno ad attivare la mia fantasia.



lunedì 14 settembre 2015

Tessere la vita

RAGGOMITOLATA

Quell’orgoglio malandato, finito sotto i ferri,
è il filato giusto da lavorare per lei,
che intanto ascolta distratta 
frequenze di onde distanti,
seduta su una scomoda vecchia poltrona,
indossando abiti consumati e fuori moda.

La voce sicura alla radio elenca
cosa serve per ordire una trama
che catturi l’attenzione di chiunque,
ma è coperta dal rumore nella sua testa:
Non sei abbastanza.

Indossa il maglione frutto di un complesso
schema di dritto e rovescio poi, 
a tre passi dalla poltrona, alza il volume
senza riuscire a spegnere le voci:
Non sei abbastanza.

E, una volta fuori, continua a cercare
il bandolo della loro matassa, 
tra i fili di colori che non è
nemmeno in grado di nominare,
per dare ordine e trovare il suo posto
tra le stoffe meno sbiadite.

Si riconosce il suo lavoro,
fatto a mano, unico e non rifinito,
tra mille capi in serie, perché confezionato
nell’inesatta tecnica dell’emotività:
è la migliore immagine di sé 
che riesce a creare senza mentire.


martedì 27 gennaio 2015

Vedere attraverso

TRASPARENTE

Strie di cielo colorano la finestra
e il freddo di questo vetro
non si lava via.
Il mio respiro 
disegna una macchia
che non resta.
Guarda, è già scomparsa.

Se pensieri e parole
fossero una cosa sola
non potresti nascondermi
la verità.

Mi basterebbe scostare la tenda
per vedere il mondo
da quel vetro doppio
e godrei della vista
fino a sentire i paesaggi
battere nel cuore.

Mi affaccio su di te
e non ho dubbi,
anche a costo
di sbattere la testa
e sentire il freddo
premere sulla fronte.

Strie di cielo colorano la mia finestra,
ma non ho fiato per scaldare 
questo vetro e fuori
il buio nasconde te.
Pensieri e parole sono
solo nebbia e vento.
Cosa pensi? Cosa dici?


domenica 4 gennaio 2015

Riesci a sentirmi?

L'URLO

Ti sto chiamando,
riesci a sentirmi?

Il mio Urlo resta silenzioso 
nella sua cornice,
appeso a un muro e
intrappolato nella tela 
delle mie corde vocali.

Le mani sfiorano le guance
e le dita coprono
parte del mio volto
che sarà presto solcato
dai segni del pianto.

I piedi calpestano 
il ponte che
hai lasciato poco fa 
alle tue spalle e non
posso raggiungerti.

Il cielo sembra avvolgermi
come la rete di una trappola
e solo tu puoi liberarmi
dal peso della pena
che infliggo a me stesso.

Ti sto chiamando,
riesci a sentirmi?

martedì 26 agosto 2014

Piove

SAN VALENTINO

Piove sulla tua chiesa.
Piove sulla strada che percorri ogni giorno.
Piove sulle tue labbra e sulle tue parole:
piove sul sempre e piove sul mai,
piove sul tuo infinito.

Piove nella mia città.
Piove nella doccia in cui mi nascondo.
Piove sulle mie guance e sui miei pensieri:
piove sul ti prego e piove sul mi hai delusa,
piove sulla mia ingenuità.

Piove e lava via quell’ombra
che ti trascini dietro orgoglioso,
che mostri più del tuo volto.

Guarda, fuori è quasi asciutto ora.

Respiro un’aria di luce che 
mi sembra di conoscere da sempre,
un bagliore che non ti appartiene.

lunedì 25 agosto 2014

In ascensore

DISTANZA

Nessuna finestra, 
solo uno specchio e luci al neon.
Quando troverai il coraggio
di scendere da questo ascensore?

I discorsi sul tempo si esauriranno,
i ricordi sbiadiranno,
le occasioni perse 
si moltiplicheranno.

Saliamo in fretta
e scendiamo in un attimo,
ma siamo immobili a due passi,
due lunghissimi passi.

Non scegliere 
equivale ad abbandonarsi al caso
-A che piano va, lei?

lunedì 30 dicembre 2013

Immagine

FOTO DI NOI

Dietro due spesse lenti di vetro
vedo un amore sconosciuto,
dimenticato.

Su di me il tocco sicuro
e gentile dell'affetto
incondizionato.

Le labbra sono messaggeri di
coraggio, al contatto con la
mia pelle passano il testimone.

Infondono speranza e
sollecitano a un'ambizione
nobile, senza paragone.

domenica 29 dicembre 2013

Un passato che torna

THE BEAST INSIDE

Even if it's dark inside
I want to show you the way:
it leads through pain,
it's uncomfortable and scary,
but I'm not ashamed 
to walk around memories.
Just promise me it's worth it.
Tell me it's useful to someone.
Look me in the eyes and face
death,
so I'll know she's part of me,
she's with me and not an
enemy.
Don't bow. Don't look down.
Don't give up.
Love my demons too.
I'm not the beast inside me.

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LA BESTIA DENTRO

Anche se dentro è buio
Voglio mostrarti la via:
conduce attraverso il dolore,
è scomoda e spaventosa,
ma non mi vergogno
di camminare intorno ai ricordi.
Solo promettimi che ne vale la pena.
Dimmi che è utile a qualcuno.
Guardami negli occhi e affronta
la morte,
così saprò che è parte di me,
è con me e non
un nemico.
Non inchinarti. Non abbassare lo sguardo.
Non arrenderti.
Ama anche i miei demoni.
Non sono la bestia che è in me.


sabato 21 settembre 2013

Credo sia amore

VIII a.C. - TODAY

I’m sorry but I don’t really get it,
you claim to know people
when you don’t even recognize the face
that looks at you from the glass.

Like –Hi, nice to meet you,
introducing yourself to a stranger
talking void words and
feeling on top of the world
looking just as ridiculous 
as a damn puppet.

I blame your so called faith
because that doesn’t feel right.
I see you believe in what you say
but it feels like you’re under a spell.

Your mind got trapped 
in blinded hate and now that shape
in the mirror can’t find love
or respect for those who 
have lived around you
for at least 29 centuries.

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VIII a.C - OGGI

Mi dispiace ma non lo capisco davvero,
pretendi di conoscere le persone
quando non riconosci nemmeno il volto
che ti osserva dal vetro.

Come –Ciao, piacere di conoscerti,
mentre ti presenti a uno sconosciuto
dici parole vuote e
ti senti in cima al mondo
sembrando solo tanto ridicolo
quanto un dannato pupazzo.

Incolpo la tua così detta fede
perché non sembra giusta.
Lo vedo che credi a ciò che dici
ma sembri sotto incantesimo.

La tua mente è intrappolata
dal cieco odio e ora quella figura
nello specchio non riesce a trovare amore
o rispetto per coloro che
hanno vissuto intorno a te
per almeno 29 secoli.


domenica 14 luglio 2013

Verso l'ignoto

NON SMETTERE DI CREDERE

Ingiustificabile come
la condanna di un innocente
è la piega che talvolta
il destino prende
contro ogni aspettativa.

Incomprensibile come
un teorema incompleto
è la mente di chi
mi vive accanto
ma dentro logora.

Insostituibile come
i primi ricordi d’infanzia
è il  progetto per il futuro
pensato e costruito
con amore sincero.


sabato 13 luglio 2013

Il coraggio di sbagliare

ANSIMA

Corre, cade, si rialza.
Corre ancora e nella fretta
sbaglia strada.
Si ferma e guarda
intorno a sé alla ricerca
di un volto noto e rassicurante.

I passanti però hanno
facce distratte, cuori appesantiti,
mani gonfie e occhi stanchi.
Scivolano sull’asfalto
facendo attrito
con la solita routine.

Cammina, riflette e si ferma
non appena riconosce
da lontano un palazzo di vetro.
Rinfrancato dalla scoperta e
deciso ad andare avanti
rinnova se stesso nella speranza.


venerdì 12 luglio 2013

Dire basta

PIOGGIA DI RISENTIMENTI


La pioggia fitta faceva da cornice alla rabbia, fredda e inevitabile colpiva da ogni direzione, lasciando tutti inermi sotto ombrelli troppo piccoli. Quando si avvicinò sentì le urla attraversare la porta. La discussione era andata ben oltre il quieto confronto. Sentiva la pioggia e le loro urla in sincrono, indecisa sul da farsi. Spaventata, incredula, stava immobile all'ingresso.


-Fammi nome e cognome di chi ti ha riferito queste bugie!
Urlava lui in piedi con la schiena contro il tavolo e una voce che voleva apparire forte e determinata, ma dava come unico risultato finale un forte stridere col linguaggio del corpo: pietrificato, a metri di distanza dalla sua "ingiusta accusatrice" che rispondeva:
-Se sento ancora qualcuno dire che hai parlato male di me con loro, facciamo i conti.
L'orgoglio le pulsava nelle vene, mentre il nodo alla gola stringeva sempre più e le lacrime, nascoste a lungo, si facevano strada fino ai suoi occhi. Si sentiva presa in giro, impotente e profondamente delusa dal mancato riconoscimento per tutto ciò che si era sforzata di fare per "salvare la situazione". Avrebbe potuto arrendersi molto tempo prima, richiedere di collaborare con qualcun'altro e lasciare che il problema smettesse di riguardarla.


Erano davvero giunti a un punto di rottura, dove diventa difficile perfino sopportare l'idea di trascorrere un pomeriggio fianco a fianco? La loro unica soluzione sarebbe stata separarsi, lasciare tutto e tutti, anche a costo di danneggiare gravemente ciò che avevano costruito insieme in tre anni?

Trovò il coraggio di interromperli, bussò timidamente alla porta e, rivolta a entrambi, azzardò:
-Claudio sta per aprire il nostro regalo, se volete raggiungerci di là...
Non ci fu alcuna risposta, ma quel silenzio greve porta va un carico di questioni irrisolte che non sarebbe svanito facilmente. Consapevoli di essere a miglia di distanza da un vero chiarimento, ancora carichi di rabbia, la seguirono verso la sala. La pioggia li inghiottiva nel grigiore che faceva un tutt'uno del cielo e dell'asfalto. Non era più una questione di accuse o colpevolezza, si trattava di una frattura che da quel momento in poi non avrebbero più potuto ignorare. La pioggia cadeva di traverso e innervosiva chiunque fosse all'aperto.


Indossarono tutti diligentemente i loro sorrisi di circostanza e nella mente risuonavano i pensieri con insistenza:
-Non voglio più averci a che fare. Mai più.
Solo le voci in coro coprivano il malumore:
-Tanti auguri a te, tanti auguri a te, tanti auguri a Claudio, tanti auguri a te!


martedì 26 febbraio 2013

Futuro che verrà

GRANDI SPERANZE

Che non faccia più male
e ogni dolore svanisca
per lasciar spazio a
fiere cicatrici.

Che le inibizioni non frenino
la volontà di perseguire
passioni inconfessate
ancora pulsanti.

Che ogni nobile fine non
venga mai annebbiato
da profitti tentatori
dell’abile potere.

Che le menzogne proteggano
gli innocenti e non si
servano della loro
umile ignoranza.



venerdì 22 febbraio 2013

Filo (il)logico

DESIDERIO

-Ho paura da impazzire.
-Meno male che temi.
-Ma è una sensazione orribile.
-E’ come sentirsi vivo.
-Quindi è vivere che è orribile?
-Il sentire stesso è vivere.
-Allora sento che ho troppo da perdere.
-Perché sei fortunato.
-Posso solo sperare nella fortuna?
-No, puoi desiderare.
-E se poi mi va male?
-Finché c’è vita torni a vivere.
-E chi mi dice che c’è sempre vita?
-Finché la senti, c’è vita.
-E la saggezza aiuta?
-Sì e no.
-No, non mi aiuta.
-Sarà che non hai bisogno di aiuto.
-Ma ho ancora paura da impazzire.
-Meno male che temi.


domenica 17 febbraio 2013

Risveglio

ENLIGHTENMENT

I put it under a colorful carpet
and I walked on by
so that no one would notice
the scars and the dust.
I kept inside the gentle pain
to show the best version
of the man I am.
I turned on the light and
all the shadows disappeared.

I can see you now.
Now that I’ve found myself.

The beacon guided me through
woods and against beasts
to reach the ocean and
I realised I’m a drop of water.
You can’t hold me in your hands,
I can’t avoid slipping off,
joining the unknown
and finally breathing life.

---

ILLUMINAZIONE

L'ho messo sotto un tappeto colorato
e sono passata oltre
così che nessuno noti
le cicatrici e la polvere.
Ho tenuto dentro il dolore delicato
per mostrare la versione migliore
dell'uomo che sono.
Ho acceso la luce e
tutte le ombre sono scomparse.

Posso vederti ora.
Ora che ho trovato me stesso.

Il faro mi ha guidato per
boschi e contro belve
per raggiungere l'oceano e
mi sono accorto che sono una goccia d'acqua.
Non puoi trattenermi nelle mani,
io non posso evitare di scivolare,
unirmi all'ignoto
e finalmente respirare vita.


mercoledì 6 febbraio 2013

Dialogo con me

COSCIENZA

Scorre il tempo?
No.
No?!
Vola via.
E assisti impotente alla sua fuga.
No.
No?!
Lo insegui con affanno, ma quando lo raggiungi è tardi.
Ma è lui a stabilire che è tardi.
O presto.
E quando sei in perfetto orario?
Sei nel posto sbagliato.
Come te ne accorgi?
Nessuno ti attende.
E sei solo.
No
No?!
No, ma non hai compagnia.



lunedì 28 gennaio 2013

In trappola

I PESCI VEDONO NELL'ACQUA
MA NON VEDONO L'ACQUA

Mi muovevo lentamente e sapevo che qualcosa non andava. Tutto era diverso, eppure gli altri sembravano vivere indisturbati la loro normalissima vita. Sfoderai un sorriso rassicurante, più per me che per il resto del mondo. Infilai il cappotto e uscii. Mi aspettavo un freddo che penetra le ossa, invece ero come coccolata da una strana sensazione di calore sulla pelle. Riconobbi la canzone in onda alla radio in un negozio di oggetti per la casa, mi intrufolai tra la folla impegnata a scegliere un paio di cuscini nuovi abbinati al copridivano e vagai, perdendo tempo tra le lampade e le sedie da ufficio. Una commessa dalla voce eccessivamente acuta e veloce mi propose l’acquisto di un pouf a forma di pera ideale per la lettura, senza preoccuparsi delle presentazioni. Probabilmente un’espressione molto perplessa si dipinse sul mio volto perché rincarò la dose, velocizzando ancor di più le parole nella descrizione di quell’oggetto immancabile e convenientissimo. Finalmente scorsi una lunghissima chioma di capelli nota e trovai una scusa per abbandonare la commessa. Inizia a chiamare –Chiara? Chiara?! Chiara!

Mi suonava strana quella voce, come se non fosse mia. Mi avvicinai e le toccai una spalla, ma non si voltò né ebbi l’impressione che mi sentisse. Si allontanò, di spalle, e uscì dal negozio con due grandi buste di carta. Per strada sentii di nuovo quel senso di calore provocato da una sorta di abbraccio, uno strato di tessuto che mi avvolgeva tutta intorno. I lampioni emanavano una luce fioca e non riuscivo a distinguere che momento della giornata fosse. Decisi che era ora di cena per assecondare il mio stomaco e varcai la soglia del primo fast food dietro l’angolo. Mangiai con un’insolita lentezza, come nel tentativo di memorizzare quel gusto apparentemente sconosciuto. E bevvi litri d’acqua nella speranza di rinfrescarmi. Camminavo verso casa e il calore continuava ad avvolgermi. I contorni della città erano sfumati, i volti dei passanti affaticati e sfuggenti.

Mi sentivo improvvisamente così sola. Iniziai a correre più veloce che potevo, ignorando le espressioni severe dei passanti. Volevo che quella giornata grigia e insensata finisse in fretta e forse in quel modo speravo di velocizzare il tempo. Mi fermai con le mani sulle ginocchia e il fiatone. Ero accaldata, sudata, ma determinata ad andarmene. Trovai una panchina per riprendere fiato e mi sedetti. Iniziai a provare una sensazione di intensa paura. Cercai il telefono in ogni tasca, ma sembrava impossibile chiamare aiuto. Stesi le braccia lungo i fianchi e tolsi le scarpe sfilandole con i talloni. Ero sopraffatta dalla stanchezza, volevo tornare a casa. Chiusi gli occhi e provai a concentrarmi sull’immagine di casa mia, della mia stanza. Mi bastò riflettere qualche secondo su quello che stavo vivendo, quando un’illuminazione mi colpì come uno schiaffo.

Era l’acqua a rendere tutto così confuso. Acqua ovunque, intorno e sopra di me. Ero sottacqua. Com’era possibile? Come diavolo c’ero finita? La nuova consapevolezza acquisita acuì la sensazione di calore che avevo addosso fino a che mi sentii soffocare. Volevo fuggire, ma le strade erano invase da una folla diretta controcorrente e io non riuscivo a riconoscere la via di casa. Ero persa e sola. Non sapevo quanto ancora avrei resistito in apnea. Come avevo fatto a non accorgermene prima? Le vene pulsavano sotto la pelle, il collo si gonfiava. Le dita erano rosse e insensibili, le gambe tremavano. Non ero più padrona del mio fisico, né in grado di ribellarmi. Chiusi gli occhi e pensai che non c’era più nulla da fare. Le forze vennero a mancare e mi abbandonai a quel tepore consolatorio come se fossi in una vasca da bagno.

Fu così che mi trovarono: abbandonata in un sonno profondo a sognare grandi distese d’acqua, mentre mi trovavo in quell’inferno di fiamme. Stavo lì immobile e inerme, distesa su lenzuola ormai grigie, circondata dal fuoco. Quando recuperai la forza per sollevare le palpebre vidi solo fumo nero e denso intorno al mio letto. Sentii le sirene e capii che erano arrivati a soccorrermi. Ringraziai il cielo. Mi portarono fuori da quel buco nero che aveva inghiottito ogni cosa nella mia stanza. Quando riemersi alla luce del giorno e all’aria aperta, mi sembrò ti tossire l’anima. Rischiavo la vita per colpa di un cortocircuito causato da un maledetto scaldabagno. Il destino mi aveva giocato un brutto scherzo. Sarebbe stato difficile in futuro cancellare quella notte dalla mia memoria. Avrei ricordato quell’incubo per il resto della mia vita. E quell’incendio, per sempre.


sabato 26 gennaio 2013

i Sognatori

AMY

"Blue eyes stare at me, 
that's all I  can see,
blue eyes lighten up my night
and I just feel alright.
She's the girl behind the book,
it's my soul that she took.
She's the girl behind the book,
it's my soul that she took."

Se qualcuno a Liverpool, Manchester o Leeds ci ricorderà ancora tra cinque o sei anni sarà solo merito di Amy. Il suo testo è piovuto nella nostra vita come un acquazzone violento e improvviso, seguito da una sottile nebbia che lascia confusi e inebriati. Se abbiamo goduto questi ultimi anni come piccole rock-star è solo merito di Amy. Anche quando il successo e la fama si scioglieranno al sole crudele della dimenticanza dei pochi fans che abbiamo conquistato, sudandoci ogni esibizione nei locali di periferia, che puzzano di fumo e alcohol, lei resterà indelebile nei nostri ricordi. Per questo in camera mia, proprio sulla parete di fronte al mio letto, c'è il testo di Amy -a rileggerlo ora sembra quasi mi sia stato dettato in sogno- e una fotografia di Amy, quella vera, se così si può dire. Sono convinto che gli avvenimenti più coinvolgenti, che trascinano la nostra vita, la scuotono e poi la rivoluzionano, hanno tutti un gusto agrodolce. Amy ha rivoluzionato i Dreamers, perché ci ha portato il brano migliore che abbiamo mai scritto e al tempo stesso ci ha distrutti.


Quel giovedì sera da Clark's la nuvola di fumo nascondeva le solite facce, i soliti piedi che tengono il ritmo sullo stesso pavimento, ben presto ricoperto di schizzi di birra e resti di patatine fritte. Indossavo i nuovi stivali con le borchie e la mia giacca di pelle portafortuna. In realtà la giacca era di Jeff, ma non ho mai dovuto chiedergli il permesso di prenderla. Io e Jeff abbiamo sempre condiviso tutto, come due fratelli anzi, meglio ancora, come due complici. Ci conosciamo dalle elementari, io e Jeff, e abbiamo sempre condiviso la passione della musica. Presto si è trasformata nell'idea di creare una band nostra e, dato che per scrivere le nostre canzoni non bastava più trovarsi nel bagno del liceo durante la pausa pranzo,  abbiamo preso un buco di appartamento in affitto e abbiamo iniziato a vivere come veri fratelli: a condividere spese, cibo, tanta musica e anche qualche ragazza. Verso le undici e mezza il nostro turno era finito e dovevamo lasciare il palco ai Dirty Skin.   Apro la porta dello sgabuzzino che ci vantavamo di aver trasformato nel nostro camerino ufficiale e seduta sulla custodia della mia chitarra trovo una ragazza col volto nascosto dalle pagine di Cime Tempestose. Restiamo immobili per tre minuti che mi sembrano eterni, io in piedi con la chitarra nella sinistra e la destra sulla maniglia della porta, lei raggomitolata e immersa nel suo libro. Forse è  la nuova ragazza di Will, quella che gli ha regalato le bacchette nuove per la batteria; vado a chiamarlo; forse dovrei presentarmi, prima; magari è un'altra delle amiche che Jeff vuole presentarmi, lui si diverte a procurarmi appuntamenti al buio, giusto "per tenermi in allenamento". Una ciocca di capelli biondi le cade davanti al viso, interrompendo la lettura e solo a quel punto, costretta ad alzare la testa per un attimo, si accorge della mia presenza. Mi punta quei fari azzurri in faccia e io, come stordito, riesco a dirle solo:
-La biblioteca è a due isolati da qui, se cerchi un posto più silenzioso... 
Sorrido come un ebete. Cazzo, mai stato bravo a rompere il ghiaccio. Continua a fissarmi come se stesse cercando di leggermi dentro, come se sentisse i miei pensieri e d'istinto distolgo lo sguardo, posando la chitarra in un angolo.

-Ti aspetto da quasi mezz'ora, mi annoiavo e così ho preso un libro dalla borsa.
Lo chiude e lo rimette dentro.
-Sì, scusa abbiamo dovuto smontare tutto e... 
Aspetta per quale motivo mi sto giustificando con una sconosciuta seduta nel mio camerino? Ok, sgabuzzino.

-Mi hanno detto che scrivi tu i testi. Sei Ron, giusto?
-Sì, io mi occupo delle parole e Jeff della musica, ti ha invitato lui?
-Mi piacciono, le parole.
E la ciocca ricade sugli occhi. La sposta, un po' infastidita.
- ...
-Anche a me piace scrivere. Potremmo scrivere una canzone insieme, un giorno.
Mi sorride, raccoglie la borsa e mi passa accanto, strisciando contro la giacca di pelle, perché la porta è troppo stretta. Fa un cenno con la mano e si avvia verso l'uscita.

-Aspetta... Non so neanche il tuo nome!
-Buona notte.
Sorride e quando la porta di Clark's si richiude dietro di lei cerco di riordinare i pensieri dopo l'incontro con la ragazza di Cime tempestose. Torno in me e la rincorro fuori ma, poco prima di raggiungerla, la vedo salire sull'autobus. Assurdo, devo chiedere subito una spiegazione a Jeff.



Da due giorni Ron non fa che parlare della ragazza misteriosa e la cosa divertente è che, più io e Will lo prendiamo per il culo per essersi lasciato sfuggire una delle poche ragazze interessate a lui, senza nemmeno chiederle il numero, più lui risponde che "sente" che la rivedrà. Assurdo. Voglio bene a quello sfigato come fosse mio fratello, ma come tutti gli sfigati a volte confonde il mondo delle sue fantasie con quello reale. Finché le sue fantasie finiscono nero su bianco nei nostri testi, a me sta bene. Mi alzo con un mal di testa pazzesco, sono già le undici. Sul comodino un pacchetto di sigarette, già finite. Infilo la giacca di pelle e sfido il freddo di novembre. Metto le mani in tasca e tra gli spiccioli sento della carta. Tiro fuori la banconota dalla tasca sinistra per pagare le sigarette e mi rendo conto che non è una banconota. Un semplice foglio di carta con un nome, Amy, e un numero di telefono. Non ricordo nessuna Amy dalla festa di ieri sera, ma ero così ubriaco che probabilmente l'ho dimenticata. La richiamo stasera: conservo sempre e solo i numeri di quelle carine; quindi deve essere carina. La sera stessa dopo un paio di drink finisco a letto con Amy. E' molto più che carina. La prima cosa che mi colpisce di camera sua è che è completamente invasa dai libri. Libri sulla scrivania, sull'armadio, sul tappeto. Mi stupisco di come riesca a starci un letto in quel delirio di pagine. E naturalmente c'è un libro sul comodino, quasi finito, a giudicare dalla piega all'angolo di una pagina. Leggo il titolo: Cime tempestose. Quante ragazze bionde con gli occhi azzurri stanno leggendo Cime tempestose a Liverpool? Parecchie, di sicuro. Me lo auguro, anche perché Ron non mi perdonerebbe stavolta. Le dieci e lei dorme ancora. Mi infilo la giacca di pelle e torno a casa. Apro la porta.


-Jeff, mi sono innamorato di lei.
-Cosa? Chi è stavolta? La commessa del negozio di cd?
-No, Jeff. La ragazza di Cime tempestose. Leggi, le ho scritto una canzone, è perfetta. Lei è perfetta. Mi sono bastati tre minuti per innamorarmi di lei e tre minuti bastano a cantare di lei.

-Non dire cazzate, Ron. Non ti puoi innamorare di qualcuno che non conosci. Te l'ho detto mille volte, smettila di vivere di fantasie.
Jeff, si stravacca sul divano e accende una sigaretta. Lo conosco troppo bene per non riconoscere quando recita. Gli è sempre piaciuto fare la parte del bello e dannato, ma un giorno, rock-star o no, sentirà il bisogno di innamorarsi. Tutti si innamorano. Metto il testo fresco d'inchiostro sul divano accanto a Jeff e mi chiudo in camera. Accendo il computer e digito su Google Cime tempestose, con la sciocca speranza di trovare lei.



Non avevo intenzione di richiamarla, né di rivederla. Eppure l'ho fatto. Ogni volta stare con lei sembra la cosa giusta, per quanto sia sbagliata. Riesce a leggere i miei pensieri e a concedermi tutto ciò che desidero, senza che io lo chieda, senza parlare. Quella trascorsa con lei è stata la settimana più bella della mia vita. Leggo il testo di Ron e ho già in testa la melodia perfetta. Perfetta come lei. Butto giù la musica e aggiungo il titolo sopra le parole scritte da Ron: Amy. Ron e Will approvano. Giovedì sera da Clark's la portiamo sul palco. Non la chiamerò più, giuro.


Sento che stasera la rivedrò, sentirà la sua canzone e questa volta non scapperà. Prendo la giacca di Jeff e subito dopo la breve presentazione i Dreamers salgono sul palco. Anche se nel locale ci sono una cinquantina di persone, canto come davanti a uno stadio intero e canto con tutta l'anima, perché canto per lei. Will e Jeff si fermano per una birra. Io, senza neanche degnarli di una risposta, corro dritto allo sgabuzzino e spalanco la porta. La custodia della mia chitarra è sul pavimento. Amy non c'è. Eppure ne ero convinto. Esco dal locale e, battendo i denti, percorro la strada del Clark's a passo spedito con il mio chiodo fisso: Amy, Amy, Amy... Arrivo alla fermata e, solo quando vedo le sue ciocche bionde cadere delicate sulle pagine de La signora Dalloway, il cuore mi scoppia nel petto.
-Posso farti una foto?
Lo sapevo. Sono sempre stato una frana nel rompere il ghiaccio. E' più forte di me, sono bravo solo a rendermi ridicolo.
-...

-Sai, nel caso non ti rivedrò più vorrei tenere una tua foto. Sì, insomma, come ricordo. Ho notato che sei una persona sfuggente.
-E' buffo, detto da uno che non mi ha richiamata.
Richiamarla? Dubito di trovare il suo numero sulla guida telefonica alla voce Cime tempestose.

-Allora scatto. 3,2,1... Cheeese.
-Grazie per avermi accontentata: in fondo è come se avessimo scritto una canzone insieme ed è bellissima.
Sorride e sento il cuore esplodere. Sarà anche assurdo, ma la amo.
-Potrò vantare di aver dato il nome a una famosa hit, un giorno.
Sorride.

-...
-...
-Amy?
-Sì, Ron...?
-Niente.
E' stato Jeff a scegliere il titolo, è stato mio fratello. Non può essere una coincidenza. Come ha potuto?



-Ehi, fratello, dov'eri finito? Volevo offrirti una birra. Te la meriti, stasera hai cantato da dio.
-Ero con Amy.
-Ah...
-Jeff, hai scelto tu il titolo. Come sapevi il suo nome?
Ma in realtà non gliene fregava niente della risposta. Quando qualcosa si rompe, non importa come accade. Si rompe e basta. Da quel giorno, da quello sguardo deluso io e Ron non ci siamo più parlati. Amy ci è valsa un contratto discografico, un album e un tour, ma dopo un po' continuare non aveva più senso. I Dreamers erano finiti, la nostra amicizia era finita. Dopo Amy non eravamo più gli stessi e ricucire il rapporto tra noi non era solo assurdo ma anche inutile.



Sono trascorsi dieci anni da quando ho incontrato Amy. Ogni giovedì sera do un bacio a mio figlio, mi metto a letto accanto a mia moglie e fisso la parete per qualche minuto, così come lei aveva fissato me quel giovedì sera nello sgabuzzino. La tentazione di prendere il telefono e chiamare Jeff si fa sempre più pressante. Aprire la rubrica, premere il tasto con la cornetta verde sul nome Jeff e dirgli:
-Io non sono pazzo, Jeff. Ero un sognatore, forse un illuso, uno sfigato, quello che vuoi, ma non un pazzo. Eppure ogni volta che ci ripenso mi sento confuso, come in mezzo a quella nebbia sottile dopo gli acquazzoni. E' successo tutto troppo in fretta. E' stato assurdo. Forse è stata solo una mia fantasia. Amy è esistita davvero? Dimmelo, cazzo! Cos'è Amy? Il nostro brano migliore o la nostra maledizione? Chi è Amy?


"...She's the girl behind the book,
it's my soul that she took."