sabato 26 gennaio 2013

i Sognatori

AMY

"Blue eyes stare at me, 
that's all I  can see,
blue eyes lighten up my night
and I just feel alright.
She's the girl behind the book,
it's my soul that she took.
She's the girl behind the book,
it's my soul that she took."

Se qualcuno a Liverpool, Manchester o Leeds ci ricorderà ancora tra cinque o sei anni sarà solo merito di Amy. Il suo testo è piovuto nella nostra vita come un acquazzone violento e improvviso, seguito da una sottile nebbia che lascia confusi e inebriati. Se abbiamo goduto questi ultimi anni come piccole rock-star è solo merito di Amy. Anche quando il successo e la fama si scioglieranno al sole crudele della dimenticanza dei pochi fans che abbiamo conquistato, sudandoci ogni esibizione nei locali di periferia, che puzzano di fumo e alcohol, lei resterà indelebile nei nostri ricordi. Per questo in camera mia, proprio sulla parete di fronte al mio letto, c'è il testo di Amy -a rileggerlo ora sembra quasi mi sia stato dettato in sogno- e una fotografia di Amy, quella vera, se così si può dire. Sono convinto che gli avvenimenti più coinvolgenti, che trascinano la nostra vita, la scuotono e poi la rivoluzionano, hanno tutti un gusto agrodolce. Amy ha rivoluzionato i Dreamers, perché ci ha portato il brano migliore che abbiamo mai scritto e al tempo stesso ci ha distrutti.


Quel giovedì sera da Clark's la nuvola di fumo nascondeva le solite facce, i soliti piedi che tengono il ritmo sullo stesso pavimento, ben presto ricoperto di schizzi di birra e resti di patatine fritte. Indossavo i nuovi stivali con le borchie e la mia giacca di pelle portafortuna. In realtà la giacca era di Jeff, ma non ho mai dovuto chiedergli il permesso di prenderla. Io e Jeff abbiamo sempre condiviso tutto, come due fratelli anzi, meglio ancora, come due complici. Ci conosciamo dalle elementari, io e Jeff, e abbiamo sempre condiviso la passione della musica. Presto si è trasformata nell'idea di creare una band nostra e, dato che per scrivere le nostre canzoni non bastava più trovarsi nel bagno del liceo durante la pausa pranzo,  abbiamo preso un buco di appartamento in affitto e abbiamo iniziato a vivere come veri fratelli: a condividere spese, cibo, tanta musica e anche qualche ragazza. Verso le undici e mezza il nostro turno era finito e dovevamo lasciare il palco ai Dirty Skin.   Apro la porta dello sgabuzzino che ci vantavamo di aver trasformato nel nostro camerino ufficiale e seduta sulla custodia della mia chitarra trovo una ragazza col volto nascosto dalle pagine di Cime Tempestose. Restiamo immobili per tre minuti che mi sembrano eterni, io in piedi con la chitarra nella sinistra e la destra sulla maniglia della porta, lei raggomitolata e immersa nel suo libro. Forse è  la nuova ragazza di Will, quella che gli ha regalato le bacchette nuove per la batteria; vado a chiamarlo; forse dovrei presentarmi, prima; magari è un'altra delle amiche che Jeff vuole presentarmi, lui si diverte a procurarmi appuntamenti al buio, giusto "per tenermi in allenamento". Una ciocca di capelli biondi le cade davanti al viso, interrompendo la lettura e solo a quel punto, costretta ad alzare la testa per un attimo, si accorge della mia presenza. Mi punta quei fari azzurri in faccia e io, come stordito, riesco a dirle solo:
-La biblioteca è a due isolati da qui, se cerchi un posto più silenzioso... 
Sorrido come un ebete. Cazzo, mai stato bravo a rompere il ghiaccio. Continua a fissarmi come se stesse cercando di leggermi dentro, come se sentisse i miei pensieri e d'istinto distolgo lo sguardo, posando la chitarra in un angolo.

-Ti aspetto da quasi mezz'ora, mi annoiavo e così ho preso un libro dalla borsa.
Lo chiude e lo rimette dentro.
-Sì, scusa abbiamo dovuto smontare tutto e... 
Aspetta per quale motivo mi sto giustificando con una sconosciuta seduta nel mio camerino? Ok, sgabuzzino.

-Mi hanno detto che scrivi tu i testi. Sei Ron, giusto?
-Sì, io mi occupo delle parole e Jeff della musica, ti ha invitato lui?
-Mi piacciono, le parole.
E la ciocca ricade sugli occhi. La sposta, un po' infastidita.
- ...
-Anche a me piace scrivere. Potremmo scrivere una canzone insieme, un giorno.
Mi sorride, raccoglie la borsa e mi passa accanto, strisciando contro la giacca di pelle, perché la porta è troppo stretta. Fa un cenno con la mano e si avvia verso l'uscita.

-Aspetta... Non so neanche il tuo nome!
-Buona notte.
Sorride e quando la porta di Clark's si richiude dietro di lei cerco di riordinare i pensieri dopo l'incontro con la ragazza di Cime tempestose. Torno in me e la rincorro fuori ma, poco prima di raggiungerla, la vedo salire sull'autobus. Assurdo, devo chiedere subito una spiegazione a Jeff.



Da due giorni Ron non fa che parlare della ragazza misteriosa e la cosa divertente è che, più io e Will lo prendiamo per il culo per essersi lasciato sfuggire una delle poche ragazze interessate a lui, senza nemmeno chiederle il numero, più lui risponde che "sente" che la rivedrà. Assurdo. Voglio bene a quello sfigato come fosse mio fratello, ma come tutti gli sfigati a volte confonde il mondo delle sue fantasie con quello reale. Finché le sue fantasie finiscono nero su bianco nei nostri testi, a me sta bene. Mi alzo con un mal di testa pazzesco, sono già le undici. Sul comodino un pacchetto di sigarette, già finite. Infilo la giacca di pelle e sfido il freddo di novembre. Metto le mani in tasca e tra gli spiccioli sento della carta. Tiro fuori la banconota dalla tasca sinistra per pagare le sigarette e mi rendo conto che non è una banconota. Un semplice foglio di carta con un nome, Amy, e un numero di telefono. Non ricordo nessuna Amy dalla festa di ieri sera, ma ero così ubriaco che probabilmente l'ho dimenticata. La richiamo stasera: conservo sempre e solo i numeri di quelle carine; quindi deve essere carina. La sera stessa dopo un paio di drink finisco a letto con Amy. E' molto più che carina. La prima cosa che mi colpisce di camera sua è che è completamente invasa dai libri. Libri sulla scrivania, sull'armadio, sul tappeto. Mi stupisco di come riesca a starci un letto in quel delirio di pagine. E naturalmente c'è un libro sul comodino, quasi finito, a giudicare dalla piega all'angolo di una pagina. Leggo il titolo: Cime tempestose. Quante ragazze bionde con gli occhi azzurri stanno leggendo Cime tempestose a Liverpool? Parecchie, di sicuro. Me lo auguro, anche perché Ron non mi perdonerebbe stavolta. Le dieci e lei dorme ancora. Mi infilo la giacca di pelle e torno a casa. Apro la porta.


-Jeff, mi sono innamorato di lei.
-Cosa? Chi è stavolta? La commessa del negozio di cd?
-No, Jeff. La ragazza di Cime tempestose. Leggi, le ho scritto una canzone, è perfetta. Lei è perfetta. Mi sono bastati tre minuti per innamorarmi di lei e tre minuti bastano a cantare di lei.

-Non dire cazzate, Ron. Non ti puoi innamorare di qualcuno che non conosci. Te l'ho detto mille volte, smettila di vivere di fantasie.
Jeff, si stravacca sul divano e accende una sigaretta. Lo conosco troppo bene per non riconoscere quando recita. Gli è sempre piaciuto fare la parte del bello e dannato, ma un giorno, rock-star o no, sentirà il bisogno di innamorarsi. Tutti si innamorano. Metto il testo fresco d'inchiostro sul divano accanto a Jeff e mi chiudo in camera. Accendo il computer e digito su Google Cime tempestose, con la sciocca speranza di trovare lei.



Non avevo intenzione di richiamarla, né di rivederla. Eppure l'ho fatto. Ogni volta stare con lei sembra la cosa giusta, per quanto sia sbagliata. Riesce a leggere i miei pensieri e a concedermi tutto ciò che desidero, senza che io lo chieda, senza parlare. Quella trascorsa con lei è stata la settimana più bella della mia vita. Leggo il testo di Ron e ho già in testa la melodia perfetta. Perfetta come lei. Butto giù la musica e aggiungo il titolo sopra le parole scritte da Ron: Amy. Ron e Will approvano. Giovedì sera da Clark's la portiamo sul palco. Non la chiamerò più, giuro.


Sento che stasera la rivedrò, sentirà la sua canzone e questa volta non scapperà. Prendo la giacca di Jeff e subito dopo la breve presentazione i Dreamers salgono sul palco. Anche se nel locale ci sono una cinquantina di persone, canto come davanti a uno stadio intero e canto con tutta l'anima, perché canto per lei. Will e Jeff si fermano per una birra. Io, senza neanche degnarli di una risposta, corro dritto allo sgabuzzino e spalanco la porta. La custodia della mia chitarra è sul pavimento. Amy non c'è. Eppure ne ero convinto. Esco dal locale e, battendo i denti, percorro la strada del Clark's a passo spedito con il mio chiodo fisso: Amy, Amy, Amy... Arrivo alla fermata e, solo quando vedo le sue ciocche bionde cadere delicate sulle pagine de La signora Dalloway, il cuore mi scoppia nel petto.
-Posso farti una foto?
Lo sapevo. Sono sempre stato una frana nel rompere il ghiaccio. E' più forte di me, sono bravo solo a rendermi ridicolo.
-...

-Sai, nel caso non ti rivedrò più vorrei tenere una tua foto. Sì, insomma, come ricordo. Ho notato che sei una persona sfuggente.
-E' buffo, detto da uno che non mi ha richiamata.
Richiamarla? Dubito di trovare il suo numero sulla guida telefonica alla voce Cime tempestose.

-Allora scatto. 3,2,1... Cheeese.
-Grazie per avermi accontentata: in fondo è come se avessimo scritto una canzone insieme ed è bellissima.
Sorride e sento il cuore esplodere. Sarà anche assurdo, ma la amo.
-Potrò vantare di aver dato il nome a una famosa hit, un giorno.
Sorride.

-...
-...
-Amy?
-Sì, Ron...?
-Niente.
E' stato Jeff a scegliere il titolo, è stato mio fratello. Non può essere una coincidenza. Come ha potuto?



-Ehi, fratello, dov'eri finito? Volevo offrirti una birra. Te la meriti, stasera hai cantato da dio.
-Ero con Amy.
-Ah...
-Jeff, hai scelto tu il titolo. Come sapevi il suo nome?
Ma in realtà non gliene fregava niente della risposta. Quando qualcosa si rompe, non importa come accade. Si rompe e basta. Da quel giorno, da quello sguardo deluso io e Ron non ci siamo più parlati. Amy ci è valsa un contratto discografico, un album e un tour, ma dopo un po' continuare non aveva più senso. I Dreamers erano finiti, la nostra amicizia era finita. Dopo Amy non eravamo più gli stessi e ricucire il rapporto tra noi non era solo assurdo ma anche inutile.



Sono trascorsi dieci anni da quando ho incontrato Amy. Ogni giovedì sera do un bacio a mio figlio, mi metto a letto accanto a mia moglie e fisso la parete per qualche minuto, così come lei aveva fissato me quel giovedì sera nello sgabuzzino. La tentazione di prendere il telefono e chiamare Jeff si fa sempre più pressante. Aprire la rubrica, premere il tasto con la cornetta verde sul nome Jeff e dirgli:
-Io non sono pazzo, Jeff. Ero un sognatore, forse un illuso, uno sfigato, quello che vuoi, ma non un pazzo. Eppure ogni volta che ci ripenso mi sento confuso, come in mezzo a quella nebbia sottile dopo gli acquazzoni. E' successo tutto troppo in fretta. E' stato assurdo. Forse è stata solo una mia fantasia. Amy è esistita davvero? Dimmelo, cazzo! Cos'è Amy? Il nostro brano migliore o la nostra maledizione? Chi è Amy?


"...She's the girl behind the book,
it's my soul that she took."







Vi presento un racconto a cui sono particolarmente affezionata. Risale a un anno fa ed era parte di un progetto che, sebbene sia fallito, mi ha insegnato tante cose di me che non avrei immaginato. E' un esempio di come le parole, anche quando sbiadiscono nel tempo, non scivolano via facilmente, ci restano tatuate addosso e ci cambiano.