venerdì 12 luglio 2013

Dire basta

PIOGGIA DI RISENTIMENTI


La pioggia fitta faceva da cornice alla rabbia, fredda e inevitabile colpiva da ogni direzione, lasciando tutti inermi sotto ombrelli troppo piccoli. Quando si avvicinò sentì le urla attraversare la porta. La discussione era andata ben oltre il quieto confronto. Sentiva la pioggia e le loro urla in sincrono, indecisa sul da farsi. Spaventata, incredula, stava immobile all'ingresso.


-Fammi nome e cognome di chi ti ha riferito queste bugie!
Urlava lui in piedi con la schiena contro il tavolo e una voce che voleva apparire forte e determinata, ma dava come unico risultato finale un forte stridere col linguaggio del corpo: pietrificato, a metri di distanza dalla sua "ingiusta accusatrice" che rispondeva:
-Se sento ancora qualcuno dire che hai parlato male di me con loro, facciamo i conti.
L'orgoglio le pulsava nelle vene, mentre il nodo alla gola stringeva sempre più e le lacrime, nascoste a lungo, si facevano strada fino ai suoi occhi. Si sentiva presa in giro, impotente e profondamente delusa dal mancato riconoscimento per tutto ciò che si era sforzata di fare per "salvare la situazione". Avrebbe potuto arrendersi molto tempo prima, richiedere di collaborare con qualcun'altro e lasciare che il problema smettesse di riguardarla.


Erano davvero giunti a un punto di rottura, dove diventa difficile perfino sopportare l'idea di trascorrere un pomeriggio fianco a fianco? La loro unica soluzione sarebbe stata separarsi, lasciare tutto e tutti, anche a costo di danneggiare gravemente ciò che avevano costruito insieme in tre anni?

Trovò il coraggio di interromperli, bussò timidamente alla porta e, rivolta a entrambi, azzardò:
-Claudio sta per aprire il nostro regalo, se volete raggiungerci di là...
Non ci fu alcuna risposta, ma quel silenzio greve porta va un carico di questioni irrisolte che non sarebbe svanito facilmente. Consapevoli di essere a miglia di distanza da un vero chiarimento, ancora carichi di rabbia, la seguirono verso la sala. La pioggia li inghiottiva nel grigiore che faceva un tutt'uno del cielo e dell'asfalto. Non era più una questione di accuse o colpevolezza, si trattava di una frattura che da quel momento in poi non avrebbero più potuto ignorare. La pioggia cadeva di traverso e innervosiva chiunque fosse all'aperto.


Indossarono tutti diligentemente i loro sorrisi di circostanza e nella mente risuonavano i pensieri con insistenza:
-Non voglio più averci a che fare. Mai più.
Solo le voci in coro coprivano il malumore:
-Tanti auguri a te, tanti auguri a te, tanti auguri a Claudio, tanti auguri a te!


Nel momento in cui si realizza che le proprie opinioni non collimano con quelle altrui e i tentativi di risoluzione o ricerca di un compromesso sono fallimentari e dolorosi è necessario trovare il coraggio di ammettere che non si è in grado di collaborare? Anche quando terzi finiscono per perderci più di voi stessi?